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LA CUCINA ITALIANA PER I NOSTRI BAMBINI

Dall’edizione online di La Repubblica, leggo una notizia diffusa dalla scrittrice canadese Jeannie Marshall, che dopo aver fatto una ricerca sulle abitudini della prima infanzia, sostiene che i bambini italiani stanno perdendo il gusto per il cibo. La scrittrice scrive «Dico “noi”, ma io qui sono una straniera. Eppure, sto crescendo qui mio figlio, nato a Roma, e sto cercando di crescerlo come fanno gli italiani in mezzo ai quali vivo.

Il problema è che molti italiani stanno prendendo il peggio delle pratiche alimentari che pensavo di essermi lasciata alle spalle quando ho lasciato il Canada 12 anni fa. Quanto vado a trovare familiari e amici in Canada, dico loro che abbiamo tanto da imparare dagli italiani sul piacere di una cultura del cibo sano. Ma poi quando torno a casa a Roma vedo troppi segnali che invece di essere i nordamericani a imparare dagli italiani, è l’inverso: gli italiani stanno diventando più simili ai nordamericani».

Jeannie Marshall sostiene dunque che i nostri bambini mangiano male e che consumano troppo spesso fast food; personalmente non so come sia giunta a tali conclusioni, sebbene nell’articolo si faccia riferimento a un dato Ocse, che dice che 1 italiano su 10 è obeso e che 1 su 4 è bambino. Vorrei solo ricordare che in Italia grazie a Dio una delle cose buone ancora rimaste è la cucina; la scrittrice canadese vivrà anche a Roma, ma forse non ha la percezione del Paese in ambito alimentare.

Io ho molti parenti e amici con bambini che mangiano in modo sano ed equilibrato; oltretutto nelle scuole italiane si cucinano piatti della tradizione italiana e non certo hamburger del fast food, e i ministeri delle Politiche agricole e dell’istruzione svolgono da anni un lavoro eccellente, per educare i nostri piccoli e futuri cittadini italiani a mangiare sano, non diciamo sciocchezze! Forse in Canada si è abituati a mangiare quel tipo di cibo.

Ma la scrittrice di cui parlo si riferisce nello specifico alla situazione italiana, e continua: «Poco tempo fa ho incontrato una donna italiana che mi ha raccontato che la sua bambina di sei anni rifiuta di mangiare cibi associati all’Italia, eccetto forse la pasta in bianco all’olio. Vuole il cibo per bambini, come si dice adesso. Persino i genitori che si preoccupano per quel che i propri figli mangiano, sempre più spesso ricorrono al cibo confezionato (con etichette che riportano i valori nutrizionali) piuttosto che guardare alle proprie sane e deliziose tradizioni culinarie».

Ma questo non vuol dire che tutti siano abituati nello stesso modo, così rischiamo solo di fare delle polemiche inutili. È vero che negli ultimi decenni in Italia il modo di magiare è cambiato, ma questo dipende anche dai ritmi diversi del lavoro; nel nord Italia per esempio i lavoratori sono abituati a fare l’orario continuato come del resto le scuole materne, e quindi si è più “comodi” a fare un pranzo veloce magari in un bar vicino all’ufficio, mentre al sud Italia, dove il ritmi di lavoro sono diversi, e non perché non amano lavorar ma semplicemente perché la cultura meridionale è diversa, si è più portati ad andare a casa per il pranzo, e questo non lo dico io.

La cucina italiana è il nostro orgoglio; in tutto il mondo ci invidiano e grazie a dio qualcosa di cui andare fieri in questo Paese c’è ancora, perciò prima di dire certe cose pensiamoci bene. Quello che sta morendo non è la cucina italiana ma è l’Italia stessa, perché sono ormai decenni che questo paese è fermo, non ci sono politiche serie per un sistema agroalimentare italiano, se parliamo di agricoltura che sta morendo allora sono d’accordo; si perché in Italia ormai non si produce più, sia colpa dell’Europa, della mancanza di personale, o di un sistema burocratico che frena gli investimenti, fatto sta che fra una decina d’anni forse sì che mangeremo solo fast food.

In queste ore si sta consumando un atto politico che non giova certamente alla nostra immagine, ma voglio sperare, anche se ormai non ci credo più, che il prossimo ministro delle Politiche agricole si renda conto delle problematiche del settore, indipendentemente da chi sarà (ormai quasi ogni anno ne cambia uno… che differenza fa?) vorrei solo che sia una persona che abbia coraggio di cambiare e di fare politiche serie sull’agricoltura. Non mi stanco mai di dirlo dobbiamo ritornare alla terra, che è la nostra forza; se non incominciamo a fare squadra allora sì che i nostri figli saranno obesi e che la cucina italiana morirà.

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