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Poke: il cibo hawaiiano buono ed equilibrato

Forse non sarà la versione ufficiale mangiata dai pescatori hawaiiani, ma il poke (che significa “tagliare a pezzi” in hawaiiano) ha raggiunto le nostre tavole in una velocità notevole negli ultimi anni. Anche se la ricetta ufficiale prevede l’utilizzo di pesce crudo della barriera corallina a tocchetti, alghe fresche, sale marino e noci kukui, in occidente, abbinato al riso (bianco o integrale) e a diverse verdure diventa un piatto unico gustoso, facile da preparare e, soprattutto, salutare se si sta attenti alle salse e alle componenti grasse.

Qualcosa di hawaiiano, qualcosa di giapponese, qualcosa di europeo

I Kepani, i giapponesi che costituiscono il secondo gruppo etnico dello stato delle Hawaii, hanno sostituito i pescetti con polpo o tonno e inserito riso, la salsa ponzu o teriyaki. Gli statunitensi hanno poi arricchito il piatto con elementi della loro cucina: avocado, cetrioli, cipolle, mandorle, jalapenos.

In Europa le proposte vegetariane introducono il tofu al posto del pesce, nel Mediterraneo fioccano ingredienti come l’olio extravergine di oliva, le uova, i pomodorini, la feta: non resta che sbizzarrirsi e comporre la propria poke bowl preferita, prestando però attenzione alle giuste proporzioni tra i vari nutrienti.

La poke bowl perfetta

La poke bowl è un piatto molto equilibrato: ci sono i carboidrati del riso, le proteine del pesce, dell’edamame, dell’avocado e del tofu, i grassi insaturi del condimento e dei semi, le vitamine e i sali minerali di frutta e verdura. È un piatto flessibile, e come tale può essere trasformato nella versione perfetta per la propria dieta, divenendo adatto ai vegani, vegetariani, intolleranti al glutine e al lattosio. Dal punto di vista calorico, siamo intorno alle 400 calorie per porzione, che sembrano tante ma, se si pensa al fatto che siamo davanti a un piatto unico (e abbondante) non lo sono affatto.

Le fibre contenute nella verdura aiutano a modulare l’indice glicemico del riso che, se scelto nella versione basmati o integrale, ha un IG un po’ più basso: evitarne i picchi è molto importante, perché portano a un aumento nella produzione di insulina, che può provocare infiammazioni e aumentare il rischio di diabete. Il pesce crudo, come anche i semi, sono un’ottima fonte di omega 3, e il fatto che gli ingredienti siano quasi tutti “a crudo” permette di mantenere le proprietà nutritive dei vari ingredienti intatte.

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