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I CIBI CONSOLATORI, NEI “MOMENTI NO” UN RICORDO DELL’INFANZIA NEL PIATTO

I “comfort food“, i “cibi consolatori“, secondo uno studio dell’Università di Buffalo, vengono scelti non tanto per il sapore quanto piuttosto per il ricordo di un legame emotivo di chi ha preparato quel piatto durante l’infanzia. “Gli alimenti che si prediligono in un momento ‘no’, spesso sono gli stessi che ci faceva mangiare una persona cara quando eravamo bambini”, ha spiegato la psicologa Shira Gabriel, autrice dello studio.

Il “comfort food” negli Stati Uniti ha una funzione sociale, e ha un’associazione positiva con chi lo ha cucinato – ha aggiunto – per questo è particolarmente attraente per noi quando ci sentiamo soli o rifiutati”.

Il concetto di comfort food venne formalizzato nel 1977 in un dizionario di inglese negli USA, e diventò ben presto un modo per indicare i piatti più o meno semplici ma soprattutto quelli che hanno lasciato un segno nella storia di tante famiglie: dal brodo di pollo, alla torta di mele.

E in ogni nazione ci sono diversi comfort food, anche regionali che variano dalla polenta al nord ai dolci del sud. Ma non può esistere una lista precisa di questi cibi perchè è il ricordo di questi legati alla propria storia personale a fare la differenza e a renderli tali.

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